La ricchezza di incontrarsi

Nata nel 1996, l’Associazione “Villa Pallavicini” di Milano è un luogo di incontro, scambio, solidarietà e ricchezza culturale ed umana dove si realizzano corsi e attività per favorire l’integrazione e il sostegno di persone straniere residenti in Italia. Emanuela Manni ci racconta la storia e le attività di questa realtà che opera a Via Padova, una delle zone multietniche più popolose d’Italia

Come e quando nasce l’Associazione “Villa Pallavicini” e di che cosa si occupa?

L’Associazione Culturale Villa Pallavicini nasce quasi per caso nel 1996. Un cartello “affittasi”. Un’atmosfera antica, le colonne, l’acqua che scorre proprio lì davanti alle finestre, il giardino. Cinque persone unite dall’abitare nello stesso caseggiato non lontano dalla Villa e che vedono ogni giorno quel cartello e la villa abbandonata. Abbiamo provato per gioco ad immaginare questi locali pieni di gente ed arredati. E subito il gioco è diventato un progetto ed il progetto realtà. Il 22 giugno 1996 si inaugurava l’inizio delle attività. Su internet è possibile approfondire le iniziative realizzate negli ultimi, consultando i programmi dal 2002 ad oggi. Per sapere quali sono i prossimi appuntamenti si possono consultare i programmi del mese. Ora, dopo oltre dieci anni, l’Associazione conta numerosi soci e una lunga serie di iniziative realizzate in ambito culturale, ricreativo e sociale. Il progetto rimane sempre lo stesso: mantenere vivo uno spazio di libertà e lasciare che la città lo riempia con fantasia e creatività. L’associazione culturale Villa Pallavicini è un’associazione di promozione sociale. Le attività dell’associazione sono rivolte prevalentemente ai soci.

Le vostre attività sono volte ad una cultura dell’integrazione e dello scambio. In che misura sentite il “peso” sociale e culturale del vostro lavoro, in un periodo in cui sempre più spesso le persone straniere sono discriminate e la convivenza sembra difficile, minata da paure e sfiducia?

Facendo il nostro lavoro si sentono appieno il peso e le potenzialità che esso porta con sé. Stare “sulla strada”, a contatto con molti ogni giorno, ascoltare i racconti, le esperienze, raccogliere le confidenze, ci dà la possibilità di avere un sguardo privilegiato rispetto a ciò che accade, che sta per accadere, che probabilmente accadrà. Arriviamo  spesso in anticipo alle letture dei problemi e delle loro possibili evoluzioni. Per questo sentiamo forte la responsabilità di leggere fenomeni ai molti sconosciuti e di non avere sufficienti strumenti per intervenire, porre argine, prevenire. Esercitiamo quotidianamente un’azione di “bonifica” rispetto a conflitti esterni, accogliendo, mediando e restituendo ai vissuti dignità e diritto. Purtroppo è grande il senso di solitudine in cui si combatte e si lavora.  La presenza, tra i nostri frequentatori, di molti cittadini di origine straniera, ci pone ogni giorno di fronte a nuove prove e a nuove sfide; noi cambiamo con loro ma con fatica riusciamo a portare fuori e dare valore a questi cambiamenti. Perché spesso “fuori”, tra la gente, c’è soprattutto distanza e diffidenza e non conoscenza. E anche questa diventa una responsabilità: condividere con altri l’incontro, l’amicizia, la fiducia reciproca che sperimentiamo ogni giorno all’interno della nostra associazione.

Quante persone si rivolgono a voi per iscriversi ai corsi e ai programmi che realizzate?

Le persone che frequentano la Villa sono moltissime. Ognuno viene per ragioni diverse. Solo gli iscritti alla scuola gratuita di italiano per stranieri sono circa 600 all’anno. Poi ci sono i frequentatori di tutti gli altri corsi (coro, danze greche, tango, arabo, inglese). Ci sono i frequentatori della milonga che si trovano in villa tutti i giovedì e le tantissime persone che frequentano per assistere ad eventi culturali: concerti, teatro, conferenze, presentazione di libri, dibattiti. Insomma, un popolo molto numeroso entra ed esce dall’associazione ogni giorno a tutte le ore. Apriamo alle nove del mattino e chiudiamo verso l’una di notte.

Tra i vostri numerosi progetti, diversi sono rivolti alle donne. Come si svolgono e che risultati hanno raggiunto?

I progetti dedicati alle donne sono tanti: sportello diffuso di ascolto ed aiuto, corsi pre e post parto, servizi di baby sittin per le donne che frequentano la scuola, corsi per imparare ad andare in bicicletta, per prendere la patente, corsi di cucina, cucito e tanto altro. Tutte queste offerte hanno creato un forte legame tra le donne e l’associazione. Loro sanno che in Villa possono trovare sempre qualcuno con cui parlare, ridere, condividere; ed è in questo clima conviviale che spesso nascono confidenze su gravi problemi che interessano le donne e le loro famiglie. Escono visioni molto diverse raccontate con sincerità e si impara reciprocamente ad allargare i propri orizzonti. Il lavoro con le donne, tra una ricetta ed un sorriso, travalica veramente ogni distanza a favore di una atavica saggezza che sa sempre trovare un punto di incontro.

Via Padova, Milano. In maniera sbrigativa e spesso populistica è stata spesso definita da critici e commentatori come una terra di nessuno. In che modo una zona come quella di Via Padova (e con essa le tante in Italia ad alta densità di persone straniere) può diventare in maniera sempre più forte una terra di incontro e scambio culturale? 

Al contrario via Padova è bella proprio perché è la terra di tutti. Una via lunga in cui si incontrano e convivono ogni giorno diverse culture. Sembrano parole retoriche che possono essere comprese a fondo solo venendo in via Padova. Percorrendola in tutta la sua lunghezza, entrando negli infiniti negozi aperti giorno e notte, pranzando in uno delle decine di ristoranti etnici che propongono i piatti così come li mangerebbero a casa loro e non rifatti per turisti di passaggio. In via Padova si vive il mondo ogni giorno nella sua diversità e bellezza. In via Padova non si è mai soli. Le strade sono affollate fino a tarda notte e fin dalle prime ore del mattino. Gli ultimi market chiudono con il passare dell’ultima 56 e riaprono quando la 56 riparte all’alba. Se abiti in via Padova conosci quasi tutti; partendo da Crescenzago e dirigendoti verso Loreto a piedi dovrai fermarti un sacco di volte per salutare qualcuno. Come in un piccolo ma grande paese puoi trovare un amico dovunque. Se qualcuno teme via Padova è solo perché non ci vive e non la conosce. Personalmente io inviterei tutti ad abitare in quartieri così. Se ci sono problemi, e i problemi ci sono così come ovunque, questi sono legati prettamente a questioni di povertà e scarsità di mezzi di sussistenza, non certo all’etnia di provenienza dei cittadini. Una forte concentrazione di persone con poche risorse renderebbe insicura la vita di chiunque in qualsiasi quartiere del mondo. Ed è quindi una responsabilità di chi governa il mondo, l’Italia, la città e la zona, rendere più sicuri i quartieri distribuendo ricchezza e lavoro per tutti.

In che modo è possibile sostenere “Villa Pallavicini” e quindi le vostre attività e progetti?

Partecipando alle attività, collaborando come volontari, facendo delle donazioni o devolvendoci il 5 per mille. (c.f. 11834920156)

 

Per saperne di più:

www.villapallavicini.org

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